Domenica. Solita domenica, un pò uggiosa, un pò da day-after. Mi sono svegliato alle 15 e 30, 11 ore di riposo assoluto aspettando l'inizio di una settimana lavorativa che darà poco spazio al resto. Mi sono detto: quasi quasi apro un blog. E' da anni che non scrivevo un post su un blog, ora che lo rifaccio mi chiedo chi possa seguirmi, a chi oggi come oggi in questa situazione di "tutti contro tutti", di crisi sociale, economica e politica possa ancora dare spazio al pensiero di chi fa dell'ordinarietà un dono, un pregio, di chi fa della semplicità e della tranquillità una virtù da non fare intaccare da nessuno. Tralasciando eventuali risposte, mi presento: mi chiamo Andrea, ho 27 anni compiuti il 10 maggio, abito in un paesino di provincia, Badia Agnano. Un posto con la quale ho un rapporto di odio-amore. Ultimamente, ammetto, più di amore che di odio. Da piccolo non sopportavo il fatto di vivere in un paesino: avendo anche una situazione familiare delicata, mi sentivo sempre osservato, sempre sott'occhio dei simpaticissimi signori e delle lungimiranti signore, e mi sentivo sempre attaccato da chiunque, anche senza motivo. Poi col passare degli anni ovviamente si cresce, e superando magari le difficoltà che la vita ti sbatte davanti riesci anche ad avere una concezione più lucida, ottimistica e rilassata del mondo, piccolo mondo intorno a te. Ho chiamato poco fa la mia ragazza (o ra'azza, per dirla alla toscanaccia), Giulia, allegro e discinto esemplare di ragazza paesana (ahahahah). Poco prima, mi aveva chiamato anche un amico, Simone, per fissare a vedere le partite del campionato serali, al benemerito e famosissimo circolo ARCI di Badia Agnano. Questo Simone si è stupito che io non sia andato a vedere il Papa: povero Beppe (cioè Joseph), mi aveva anche invitato, supplicato di andarci, ma niente, avevo da dormire. L'arrivo del Papa ad Arezzo, per me, ha il significato che può dare il rumore di un conato di vomito di un ragazzo fuori da una discoteca il sabato sera. Mi perdonino i cattolici. Se non mi perdonano, mi perdino, i cattolici. Ho una concezione di spiritualità che si basa su molte letture, non solo su quelle che propina la Chiesa cattolica, ma anche basata su un buonsenso ed una sensibilità generati ed imparati in famiglia. E' l'individuo a percorrere una sua strada, e quelli che stanno intorno a lui, le situazioni che affronta, più di dottrine che assomigliano spesso al fanatismo da stadio. Del resto, quanti falsi cattolici ipocriti e spietati si vedono al giro? Paragono spesso le religioni a squadre di calcio, che si affrontano però in svariate maniere: credo che come metafora calzi perfettamente. Continuando la passeggiata lungo la mia esistenza, faccio l'operaio in una ditta di Pergine Valdarno, dove le più svariate rappresentazioni di natura umana danno bello sfoggio di sè: un'utilissimo esercizio di vita, oltre che di lavoro. Lavoro umile, ma che è capace anche di dare soddisfazioni. Parlavo con mio zio meccanico qualche giorno fa, di questo: esso dice che una volta i genitori dicevano ai figli di imparare un mestiere umile prima di tutto, e poi magari se dopo avere studiato avrebbero potuto trovarsi pure un lavoro in ufficio, o più comodo ecco. Ma partivano dalla concezione che un lavoro umile da imparare avrebbe sempre e comunque fatto comodo, in qualsiasi maniera. Oggi, e non è solo mia impressione, molti aspirano a diventare qualcuno, senza capire che si può partire anche dal lavoro umile senza per forza puntare in alto subito, e magari (come nel mio caso) rimanere anche volentieri in questo campo. Avremo tempo per parlare di tutto, se vorrete, e io ne avrò per parlarmi ancora di me. Ho provato a fare una descrizione schematica, di me stesso: ma odio gli schemi, sopratutto se inutili. Intanto buona serata, e benvenuti nel mio blog!
Andrea
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